IL DUOMO DI PIENZA CROLLA: SMONTIAMOLO

       Il grave problema di cedimento del terreno su cui poggiano le fondamenta del Duomo di Pienza ed il relativo abbassamento dell'abside di oltre un metro, venne alla luce già durante la cerimonia di inaugurazione, tanto che il Rossellino, alla richiesta di spiegazioni, dovette giustificarle come "crepe dell'intonaco ancora fresco". 
       Oggi il Duomo è ancora in piedi, grazie ad interventi che hanno tamponato la situazione ma che non l'hanno risolta; l'abside si abbassa ancora, molto lentamente ma inesorabilmente. Purtroppo non si tratta di un problema strutturale ma è il terreno su cui poggiano le fondamenta a muoversi verso il basso, sia sotto il Duomo che lungo tutto il crinale sud di Pienza. Il giardino pensile di Palazzo Piccolomini, alcune case limitrofe e l'intero quartiere di Gozzante sono sottoposte al rischio di frana.
       Nei secoli, molti si sono occupati del consolidamento del Duomo ma, fra tutte le proposte e gli interventi eseguiti, quella forse più curiosa è stata quello dell'Ing. Socini del 1909. La proposta fu formulata nell'anno immediatamente precedente all'inizio degli imponenti lavori di sottofondazione, con un articolo nella Rivista d'Arte (Anno VI, n. 2 Marzo - Aprile 1909). L'ing. Socini, nel suo intervento, suggerisce una soluzione drastica; smontare l'abside, ricostruire le fondamenta e rimontare il tutto con gli stessi materiali.
       Il consiglio non fu seguito e si collocò  nel novero delle curiosità sul Duomo; nel 1911 iniziarono i lavoro di sottofondazione già illustrati nella curiosità del
mese di novembre 2002.

In queste pagine la copertina dell'intervento, la riproduzione grafica del Duomo che si trova all'interno della pubblicazione originale e alcuni dei brani più significativi dell'intervento proposto. In basso una "simulazione" dello smontaggio dell'abside.

 "[...] Quali potrebbero essere i provvedimenti da adottarsi per evitare una prossima o lontana, ma prima o poi sicura rovina dell'artistico edificio? Molto se ne è parlato nel corso di più secoli, ma nessuna proposta sicura e completa è stata mai avanzata. Come ho già avuto occasione di accennare, più volte si e tentato di arrestare il lento progressivo movimento della parte absidale della chiesa, prima con una galleria fognante, poi con solido muro a sprone a retta della  parte scorrevole, e infine con l'imbrigliamento mercè  forti catene di ferro ; ma tutto ciò è risultato affatto efficace. [...] In una lettura fatta all'Istituto Germanico di Storia dell'arte ebbi occasione di enunciare una proposta sulla questione del Duomo di Pienza.
       Dopo aver costatato come sino ad ora non sia stato possibile escogitare un espediente tale da impedire lo sprofondamento e l'eventuale rovina della tribuna; e dopo avere ammesso, - cosa che io ritengo certa - la impossibilità di trovare un provvedimento che, pur lasciando l'edificio quale ora apparisce, dia assicurazione per il necessario e definitivo suo consolidamento, giustificando in pari tempo l'ingente spesa indispensabile; e data pure la conseguente previsione che in epoca più o meno lontana, per legge naturale, la parte absidale, oggi distaccata e calata oltre novanta centimetri, franasse nella sottostante valle; tenuto presente tuttociò, domandavo, cosa si farebbe allora ?

 Si ricostruirebbe in più  solide fondamenta, come si fa per il Campanile di Venezia, perché di certo nessuno ammetterebbe che quel bell'esempio di architettura restasse allo stato di rudere o mutilato della parte sua più bella.
       E allora perché non possiamo, anzi non dobbiamo, previdenti e solleciti, fare noi ciò che inevitabilmente farà la natura, e con evidenti maggiori danni a cagione di quell'incatenamento che si porterebbe dietro buona parte della Chiesa e forse anche il Campanile? Smontare e ricostruire integralmente con gli stessi pietrami e materiali quella parte dell'edificio per aver modo di costruire un piano stabile e compatto, ove poter piantare su solide fondamenta i pochi muri dell'abside,  è cosa facile e di sicuro esito, e nemmeno di una sproporzionata  e insostenibile spesa. Né deve sembrare strana e insostenibile la proposta, limitata alla ricostruzione di ben  piccola  parte di  un edificio che a tutti sta a  cuore, non solo per la sua  bellezza, ma per  l'interesse che ha per la storia  dell'architettura. Deve anzi sembrare ormai più che frustaneo, temerario, date le sopra descritte condizioni del suolo e dell'edificio, qualunque altro lavoro che si volesse tentare nelle viscere della terra. [...] Con la proposta ricostruzione eseguita con gli stessi antichi materiali, si avrebbe poi anche il grande beneficio estetico di ritornare al pristino stato quella parte di edifizio, attualmente sformata nei suoi archi, nei suoi bellissimi e svelti piloni a fascio di colonne, nelle sue caratteristiche finestre bifore e trifore, e di correggere in pari tempo anche il deturpante dislivello  prodotto dall'abbassamento del terreno.
       Certo è che l'opera rosselliniana non potrà restare ancora molto tempo nelle pericolose condizioni presenti; e perciò mi auguro che questo mio scritto, sia, se non  altro, incentivo a qualche positiva proposta atta alla conservazione dell'insigne monumento
."
                                                                                          A. SOCINI

 


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