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Si ricostruirebbe in più solide fondamenta, come si fa per il Campanile di Venezia, perché di certo nessuno ammetterebbe che quel
bell'esempio di architettura restasse allo stato di rudere o mutilato della parte sua più bella. E allora perché non possiamo, anzi non dobbiamo, previdenti e solleciti, fare noi
ciò che inevitabilmente farà la natura, e con evidenti maggiori danni a cagione di quell'incatenamento che si porterebbe dietro buona parte della Chiesa e forse anche il Campanile? Smontare e ricostruire integralmente
con gli stessi pietrami e materiali quella parte dell'edificio per aver modo di costruire un piano stabile e compatto, ove poter piantare su solide fondamenta i pochi muri dell'abside, è cosa facile e di sicuro
esito, e nemmeno di una sproporzionata e insostenibile spesa. Né deve sembrare strana e insostenibile la proposta, limitata alla ricostruzione di ben piccola parte di un edificio che a tutti sta
a cuore, non solo per la sua bellezza, ma per l'interesse che ha per la storia dell'architettura. Deve anzi sembrare ormai più che frustaneo, temerario, date le sopra descritte condizioni del
suolo e dell'edificio, qualunque altro lavoro che si volesse tentare nelle viscere della terra. [...] Con la proposta ricostruzione eseguita con gli stessi antichi materiali, si avrebbe poi anche il grande beneficio
estetico di ritornare al pristino stato quella parte di edifizio, attualmente sformata nei suoi archi, nei suoi bellissimi e svelti piloni a fascio di colonne, nelle sue caratteristiche finestre bifore e trifore, e di
correggere in pari tempo anche il deturpante dislivello prodotto dall'abbassamento del terreno. Certo è che l'opera rosselliniana non potrà restare ancora molto tempo nelle
pericolose condizioni presenti; e perciò mi auguro che questo mio scritto, sia, se non altro, incentivo a qualche positiva proposta atta alla conservazione dell'insigne monumento."
A. SOCINI
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