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ALLUME: salve le casse del Papato

"Scoperta dell'allume di rocca, grande incremento delle entrate per lo stato della chiesa" così titolava papa Pio II Piccolomini il Capitolo VII del Libro XII dei suoi Commentarii, nel quale riporta minuziosamente circa l'importanza del rinvenimento che segnò la fine dell'importazione del minerale dalla Turchia (risollevando, tra l'altro, le casse papali "prosciugate" dalla costruzione di Pienza)

   Nei secoli scorsi, numerose attività quali la tintura della lana e la concia delle pelli avvenivano per mezzo dell'allume di rocca (solfato doppio di alluminio e potassio), una sostanza ricavata dalla cottura e dalla lisciviazione dell'alunite. Le cave più importanti dalle quali veniva estratto il minerale, si trovavano in Asia Minore e rifornivano l'intera Europa ma la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453 segnò un duro colpo per l'economia occidentale. Il rinvenimento della preziosa sostanza nelle terre dello Stato Pontificio segnò una svolta per le casse del Vaticano.

   La scoperta avvenne ad opera di Giovanni de Castro, funzionario vaticano che trascorse parte della sua vita a indagare la natura, dedicandosi in particolar modo alla ricerca dei minerali. Nel maggio del 1462 le ricerche lo condussero alla scoperta di una cava d'allume di rocca situata nel territorio di Tolfa. Ad attrarre la sua attenzione fu un erba dall'aspetto insolito, l'ilex aquifolium, comunemente noto come agrifoglio, già riscontrato in Turchia, tradizionale luogo di produzione della sostanza. Accertatosi che si trattava effettivamente di allume, il fedele funzionario non tardò a comunicare l'importante notizia al Pontefice Pio II, suo padrino: <<oggi ti porto la vittoria sui Turchi. Loro ricavano dalle tasche dei Cristiani ogni anno più di trecentomila ducati con l'allume col quale coloriamo le nostre lane [...]. Io ho trovato sette monti tanto ricchi di questo materiale da bastare a sette mondi. Se dai l'ordine di ingaggiare operai, preparare i forni, fondere le pietre, potrai rifornire tutta l'Europa e il Turco perderà tutto il suo guadagno, che andando a te, gli raddoppierà il danno [...]. >>.

Fasi di lavorazione dell'allume

La mappa con i paesi di Tolfa e Allumiere

E' verosimile che i primi proventi ricavati dalle miniere aiutarono non poco Pio II a pagare le ingenti spese sostenute per la costruzione di Pienza; lo stesso pontefice si lamenta con l'architetto che aveva speso cifre molto al di sopra del preventivo (succedeva anche allora…) ma lo ringrazia di avergli celato l'importo altrimenti non sarebbe mai nata la sua splendida cittadina. (Commentarii, Libro IX, cap. XXV)
    Il commercio dell'allume dovette essere comunque ancora ben remunerativo nel XVII secolo se si pensa che Marcello Sacchetti, cui papa Urbano VIII Barberini aveva affidato l'appalto dell'allume, per celebrare degnamente l'evento commissionò al noto pittore Pietro da Cortona un'opera raffigurante la cosiddetta Cavaccia meglio nota come la Cava Galandi (fig.1).

   Sede dei giacimenti fu, come già ricordato, il territorio attorno a Tolfa; la città, di cui si hanno notizie a partire dall'XI secolo d.C., divenne proprietà dello Stato Pontificio nel 1469 a seguito della vendita della famiglia dei Frangipane che l'avevano posseduta almeno fin dal 1440. Definita dal cronista quattrocentesco Gaspare da Verona <<locus incultus, informis, rusticanis >>, la città dovette il suo sviluppo economico e sociale proprio alla scoperta dell'allume che per ben tre secoli, costituì una grande fonte di ricchezza. Inoltre, per ospitare gli impianti di lavorazione dell'allume e gli alloggi per i lavoratori, venne fondata nel 1500 Allumiere, costituito Comune solo nel 1825 per volontà di papa Leone XIII. La prosperità, della quale ben presto godettero le due città, Tolfa e Allumiere, determinò la nascita di numerosi edifici sia pubblici che privati tra i quali ricordiamo il Palazzo Camerale presso Allumiere dove soggiornarono i numerosi pontefici che si recarono nella zona per visitare le miniere (fig.2).

    Facile immaginare la gratitudine di Pio II che ricompensò Giovanni de Castro -ribattezzato dal papa "scopritore dell'allume"- dedicandogli una statua celebrativa e riservandogli parte del profitto; ma la riconoscenza per la scoperta di interesse nazionale, ebbe protagonista anche il Pontefice che venne celebrato dai versi di celebri poeti (nota 1).
 
Precorrendo i tempi e le logiche del commercio, al papa Pio II non rimase altro da fare che imporre ai Cristiani -con apposita bolla pontificia- di servirsi unicamente dell'allume prodotto in Italia. Il pontefice diede poi in appalto la conduzione delle miniere; tra i gestori più conosciuti vi furono il banchiere senese Agostino Chigi e alcuni banchieri fiorentini appartenenti, tra le altre, alla famiglia dei Medici. Gli ingenti profitti ricavati dalla vendita erano destinati a finanziare la crociata contro i Turchi, mai partita a causa della prematura morte del papa.

Fig. 1 Pietro da Cortona - La Cavaccia

Fig. 2 Palazzo Camerale

   Scarse le informazioni pervenuteci circa le visite dei papi Sisto IV, Giulio II, Pio IV, Pio V e Gregorio XIII; numerosi invece i particolari riguardanti la visita compiuta da Sisto IV che nel 1588 partì alla volta di Tolfa assieme alla corte pontificia per un totale di 950 persone. I documenti conservati presso la Biblioteca Vaticana così descrivono l'arrivo del Papa: <<Gli appaltatori avevano preparato per la vista del papa alle miniere una dimostrazione su come si cavava l'allume dalla montagna e tutte le successive lavorazioni. Il pontefice fu sistemato con il suo seguito in un luogo da dove avrebbe potuto seguire tutte le fasi della lavorazione, si inizio' con la discesa  sul fronte della cava di "cavaroli" legati con funi i quali praticarono un foro nella roccia riempiendolo di polvere da sparo, risaliti sopra in luogo sicuro accesero la miccia provocando un esplosione e la relativa caduta a terra di un gran numero di roccia. Qui intervennero altri gruppi di operai che la frantumarono e caparono il materiale buono avviandolo alla lavorazione da quello sterile avviandolo alla discarica. Il Papa osservò attentamente e con compiacimento il modo ardito e sollecito con cui queste operazioni venivano compiute, spostandosi poco dopo su le piazze vide la macerazione e nelle fornaci la cottura nelle enormi caldaie da cui usciva per appositi canali raggiungendo le casse dove cristallizzava. Terminata la vista Sisto V tornò al palazzo camerale dove siede' a lauta mensa. [...] nel frattempo nella piazza si era radunata gran folla proveniente anche dalla Tolfa recatesi fin li' al lume di torce, e dalla folla si levarono voci di poeti accompagnati da musica che tessevano le lodi al pontefice ed ai cardinali ed il tutto piacque molto a Sisto V ed agli altri del suo seguito. Così finì quella giornata memorabile nella storia delle miniere>>
   Nove anni più tardi fu la volta di Clemente VIII, poi Gregorio XVI ma a concludere il ciclo fu il papa Pio IX nell'ottobre del 1857; preziosa fonte di reddito per interi secoli, l'allume non resse la concorrenza con quello artificiale introdotto intorno alla fine del XVIII secolo uscendo definitivamente di scena. 


Testo di ROSA MARIA TRENTADUE
Dati e notizie reperite, tra l'altro in:
I Commentarii di Pio II. LONGANESI
Carla Zhara Buda  in Museo Civico di Tolfa
AA.VV in 
www.provincia.roma.itwww.lalumiera.it


Nota 1. Il poeta Campano dedicò al papa Pio II i seguenti versi

Erra chi tuoi crede soltanto i cieli,   Molto si inganna sull'impero di Pio;

Anche la terra ti offre i suoi tesori:   Ti è prodiga aprendo le sue viscere,

Manda fuori il sonante bronzo, l'allume   In altro luogo la terza vena è d'argento!

Tesori celati e riposti per tanto tempo,   Ecco sono manifesti ora al lor Signore,

Ma l'oro che ancora ti resta, o ricca terra,   Di furto non rea, a Pio al fin tu dona!


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