GINO BARTALI E LA VAL D'ORCIA

 

             Tra i luoghi che faranno da set cinematografico, Pienza dovrà sostituire la Firenze degli anni '40 mentre le strade "sterrate" verso Cosona e Licignano d'Asso saranno il luogo naturale delle scene con i ciclisti piegati sui pedali.
              La vocazione cinematografica e televisiva del paesaggio valdorciano continua la sua fortuna; tornano periodicamente le grandi produzioni, unendo come per magia, storie passate con il presente, per dare la possibilità, anche in futuro, di rivivere gesta eroiche di uomini irripetibili.


          Grazie alla finzione cinematografica il grande ciclista fiorentino tornerà a pedalare nelle bianche strade valdorciane, già percorse negli anni '40 con un altro grande del ciclismo italiano dell'epoca; Primo Volpi, che qui era nato e vissuto.  Bartali e Volpi, compagni di squadra insieme a Coppi nella Legnano, si trovarono in Val d'Orcia durante il periodo della II Guerra Mondiale; Volpi ospitò Bartali a San Quirico d'Orcia e continuarono ad allenarsi nelle strade del sud della provincia di Siena, scalando spesso il Monte Amiata e percorrendo le dure salite di Radicofani.

          Un soggiorno quasi obbligato in una zona lontana dai combattimenti; per il proprio sostentamento Bartali commerciava in merceria vari e rocchetti di filo ma, durante le lunghe pedalate faceva anche la staffetta tra i comitati di liberazione, sicuro forse di non dare nell'occhio. Recentemente è stato appurato che il grande ciclista si impegnò personalmente a favore dei perseguitati dai nazisti, collaborando con organizzazioni cattoliche; un aspetto del proprio impegno civile che aveva sempre tenuto nascosto.

          La produzione televisiva promossa dalla RAI (Sotto la direzione di Alberto Negrin, della Horizon Entertainment)  si trova già nel sud della provincia senese, lungo le caratteristiche strade bianche che segnano inequivocabilmente questo territorio; strade rimaste immutate da secoli e che hanno visto zoccoli di cavalli e muli, ruote di carri trainati dai buoi, le prime auto d'epoca e i sottili cerchioni delle bici da corsa, montate dai tanti campioni del ciclismo italiano e internazionale durante  memorabili "Giri d'Italia".

LA REPUBBLICA DEL 22 LUGLIO 2003

La Nascita del Campione (dal sito del museo dedicato a Bartali)

Gino Bartali nasce Sabato 18 luglio 1914 nella casa dei genitori in Via Chiantigiana n° 78 a Ponte a Ema, Comune di Bagno a Ripoli.
Il padre Torello, di Vallecchio, Comune di Castelfiorentino, e la madre Giulia Sizzi, di Villore, Comune di Vicchio, si erano sposati nel 1908 andando ad abitare a Cascine del Riccio dove erano nate le figlie Anita e Natalina, poi si erano trasferiti a Ponte a Ema.
Terminata, con la sesta classe elementare, la scuola dell'obbligo, fece l'apprendista meccanico nella piccola officina di biciclette di Oscar Casamonti, suo vicino di casa, dove conobbe i più affermati corridori dell'epoca e cominciò ad appassionarsi alle vicende del ciclismo.
Dal matrimonio con Adriana Bani, 14 novembre 1940, ha avuto tre figli: Andrea, Luigi e Bianca Maria.
Numerosi i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti per i suoi meriti sportivi
. Cominciò nel 1931 la grande avventura di Gino Bartali sostenuto da tutti gli sportivi di Ponte a Ema e in particolar modo da Oliviero Berlincioni, Oscar Casamonti, Rolando Cortigiani, Rodolfo Mei, Marino Panconesi.
       Un avventura che fu sul punto di interrompersi definitivamente in seguito alla morte del fratello Giulio avvenuta il 16 giugno 1936, due giorni dopo l'incidente nella discesa del San Donato, verso Firenze, durante una gara ciclistica di dilettanti. Giulio Bartali era nato il 20 ottobre 1916.
       Un duro colpo per Gino, per i genitori e le sorelle. La gioia per il trionfo di due settimane prima nel Giro d'Italia era stata improvvisamente spazzata via.
Eberardo Pavesi, suo direttore sportivo, Nello Ciaccheri, Pietro Linari e altri amici lo aiutarono a superare quel difficile momento, ma Gino ritornò alle corse in condizioni non certo ottimali tanto che nel campionato del mondo, sul circuito di Bremgarten a Berna, fornì una prestazione deludente. 
       Pavesi gli fu prodigo di consigli. Bartali tornò ad essere se stesso a fine stagione. Vinse alla grande il Giro di Lombardia.

LE PRINCIPALI VITTORIE
3 Giri d'Italia (1936,1937,1946)
2 Giri di Francia (1938, 1948)
2 Giri di Svizzera Æ(1946,1947)
1 Giro dei Paesi Baschi (1935)
1 Giro di Romandia (1949)

Corse in linea :

4 Campionati Italiani (1935, 1937, 1940, 1952)
3 Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940)
3 Giri del Piemonte (1937, 1939,1951)
3 Giri del Lazio (1937, 1940, 1945)
4 Milano - Sanremo (1939, 1940, 1947, 1950)
5 Giri della Toscana (1939, 1940, 1948, 1950, 1953)


Inoltre: una coppa Bernocchi (1935), una Tre Valli Varesine (1938), due volte il campionato di Zurigo (1946, 1948), due Giri della Campania (1940, 1949), e due Giri dell'Emilia (1952, 1953).

Gran Premi della Montagna:

43 nel Giro d'Italia (7 volte primo nella classifica finale)
17 nel Giro di Francia
6 nel Giro della Svizzera

Ultima vittoria da professionista il 24 giugno 1953 nel Giro della Toscana.
In diciannove anni di professionismo, Bartali
si è ritirato soltanto 28
volte.

Con la maglia della S.S. Aquila di Ponte a Ema, dal 1931 al 1934, Bartali partecipò a 105 corse. Le vittorie 44: 11 da allievo, 33 da dilettante. Numerosi i piazzamenti.
Il 5 ottobre 1931 raggiunse il primo successo nel circuito di Antella. Dal 1932 suo grande rivale fu Aldo Bini di Prato. Nel 1933 confermò grandi potenzialità di arrampicatore nella Bologna - Passo della Raticosa.
Il 24 maggio 1934 a Grosseto rimase coinvolto in una grave caduta a pochi metri dal traguardo. All'ospedale i sanitari gli riscontrarono ferite multiple e ravvisarono la necessità di una deviazione del setto nasale per difficoltà respiratorie. Riprese l'attività agonistica il 17 giugno a Pelago, in provincia di Firenze, dove, per il secondo anno consecutivo, si aggiudicò la coppa Giulio Cremonini. Nel 1934 fu campione toscano dilettanti. L'ultimo successo l'ottenne il 29 ottobre a Ponte a Ema. Nel mese di novembre partecipò, come indipendente tesserato per la S.S. Aquila, al giro di Tripolitania in cinque tappe; si classificò 4°.

Prime Vittorie da Professionista

Nel 1935 l'esordio in campo professionistico con la squadra dei fratelli Ghelfi di Torino, la Frejus, capitanata da un piemontese, Giuseppe Martano, che comprendeva un altro toscano: Mario Cipriani di Prato.

Bartali si fece notare subito. La Milano - Sanremo, infatti, lo vide principale protagonista, tanto che gli organizzatori gli assegnarono un premio speciale di 500 lire. Ciò non gli impedì di aprire una polemica per il 4° posto alle spalle di Olmo, Guerra e Cipriani.

Queste, nel 1935, le prime vittorie:

Tappa Portocivitanova - L'Aquila del Giro d'Italia
Criterium delle Nazioni a Torino
Gran Premio Reuss in Spagna
Giro dei Paesi Baschi
Criterium di Montjuich
Giro delle Due Provincie a Messina
Coppa Bernocchi a Legnano

Conquistò il titolo di campione italiano, al termine delle nove prove, davanti ad Aldo Bini e Vasco Bergamaschi.

Il Giro di Francia 1948

1° Bartali Gino (Italia ): 21 tappe, Km 4922 in 147 h 10' 36" media Km 33,402
2 ° Schotte Alberik ( Belgio ) a 26' 16"
3 ° Lapébie Guy ( Francia ) a 28' 48"
4 ° Bobet a 32' 59"
5 ° Kirchen a 37' 53"
6 ° Teisseire a 40' 47"
7 ° Lambrecht a 49' 56"
Classifica a punti: 1° Bartali, 2° Teisseire, 3° Bobet.
Gran Premio della Montagna: 1° Bartali, 2° Lazarides, 3° Robic.
Il 14 luglio in Francia era festa nazionale e per il Tour giorno di riposo a Cannes dopo dodici tappe. Bartali aveva 21' di distacco da Louison Bobet.
In Italia ci fu l'attentato a Togliatti: dimostrazioni e sciopero.
Il 15 il Tour riprendeva con il tappone alpino da Cannes a Briançon, comprendeva l'Allos, il Vars e l'Izoard. Fantastica fu l'impresa di Bartali che in classifica si portava a poco più di un minuto da Bobet.
Migliorarono intanto le condizioni di Togliatti ma permaneva in Italia una situazione tesa, preoccupante.
Il 16 Bartali vinse anche ad Aix les Bains e conquistò la maglia gialla.
Togliatti stava meglio, finiva lo sciopero, si allentava la tensione.
Domenica 18 luglio a Losanna ancora primo il campione italiano che consolidava il vantaggio in classifica festeggiando così il suo 34 ° compleanno. Dieci anni prima, lo stesso giorno, Bartali aveva vinto a Marsiglia.
La vera rivalità tra i due fuoriclasse del ciclismo ebbe inizio nel 1946 e finì nel 1953 quando Bartali aveva 39 anni e Coppi 34, come Kubler. Magni ne aveva 33, come Ockers; Van Steenbergen 29, Bobet e Koblet 28.
Bartali, dopo l'incidente automobilistico di Cermenate nell'ottobre del 1953, mentre si recava a Lugano per disputare il Gran Premio Vanini, era intenzionato a ritirarsi dallo sport attivo. I medici lo consigliarono di riprendere, senza eccessivi sforzi, l'attività agonistica per riattivare gli organi lesi nell'incidente stesso.
Pertanto le corse disputate nel 1954 non vanno considerate agli effetti di un confronto statistico vero e proprio. anche perché Coppi, a sua volta, rimase vittima di un ennesimo infortunio che lo costrinse a rinunciare a parecchie gare.
Sono note le tappe più significative dell'epico duello che tanto appassionò gli sportivi italiani e non solo italiani. Ricordiamo i Giri d'Italia e della Svizzera del 1947, il Giro della Toscana del 1948, i Giri d'Italia e di Francia del 1949, e altre corse nel 1950 a cominciare dalla Milano - Sanremo.
Nacque il mito dell'intramontabile.


"...gli è tutto sbagliato, tutto da rifare..."


PRIMO VOLPI - UNA LEGGENDA NATA IN VAL D'ORCIA
                
Un libro di ciclismo e di vita che inizia con questi versi di Massimo Lippi, conosciuto scultore e poeta senese, e che poi continua con una lunga "poesia in prosa" del mio amico Fabio Pellegrini. Un libro intenso e dolce che parla di Primo Volpi, ciclista dei tempi eroici di Coppi e Bartali nato in un podere del Comune di Castiglion d'Orcia nel lontano 1916 e passato alle cronache sportive per le sue vittorie spesso nate con fughe da lontano "…nei traguardi intermedi molti di noi corridori - afferma Primo Volpi - trovavano i premi necessari a far vivere bene la propria famiglia".
Questo "Primo Volpi. Una leggenda nata in Val d'Orcia", che si può trovare nelle migliori librerie (e al prezzo speciale per i soci di 10 euro, in sede) , è' un libro che si legge tutto d'un fiato e che ti prende per quella capacità, non così frequente, di riuscire a coniugare l'amore per la bicicletta e per il ciclismo alle riflessioni su di una terra, la Val d'Orcia appunto, un tempo così aspra e dura da vivere, oggi così adatta alle due ruote che c'è chi, come scrive Fabio, è arrivato ad affermare che "Dio ha creato tutto questo per la bicicletta…". Insomma un libro di ciclismo che non parla di solo ciclismo, un libro in cui si intrecciano i racconti delle prime corse in provincia di Primo Volpi -" da ragazzo correvo con una biciclettaccia con tutti i cerchioni storti"-, agli allenamenti con Bartali -" con Gino ci si allenava insieme, io partivo da Siena, lui da Firenze"-, ai primi giri d'Italia e di Francia, alle vittorie sofferte di un corridore che ebbe la "sventura" di trovare sulla sua strada Coppi, Bartali e Magni. Un contadino figlio di mezzadri che il ciclismo strappa ad una vita altrimenti destinata alla miseria, " (il ciclismo) mi ha dato la possibilità di conoscere e girare il mondo quando quasi nessuno poteva girarlo", un figlio della nostra terra che ha pedalato insieme a tanti di noi fino a qualche anno fa "senza punta boria" lungo strade che, come scrive Fabio Pellegrini, "chiamano ancora a faticare in bicicletta. Un rito, soltanto un rito, che oggi ancora si ripete. Oggi, domani, chissà…"
Un libro che consiglio a tutti coloro che amano "sorella Bicicletta"per quella saggia capacità di testimonianza di personaggi ed eventi che altrimenti lo scorrere del tempo tende a sbriciolare per ridurre a ricordo sempre più impalpabile e sfumato.
                                                                                                        Fabio Masotti


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