IL LABIRINTO DEL DUOMO DI PIENZA

 

    A giudizio di molti, se ancora oggi possiamo ammirare ciò che ha prodotto la volontà di Papa PIO II, è dovuto soprattutto a quel lavoro duro, pericoloso e ingrato quanto umile, che alcune decine di persone condussero a partire dal 1911 e, con alterne vicende, fino al 1934, concretizzatosi in un imponente impianto di sottofondazioni collegate da un complesso sistema di gallerie.
    La fragilità del suolo su cui poggia il Duomo, constatata già al termine dei lavori di costruzione, ne ha causato uno sprofondamento lento ma inesorabile che continua tuttora e che è collegato al movimento dell'intero costone sud della collina su cui si trova Pienza.
    Tra i vari tentativi di consolidamento, si illustra qui la realizzazione delle immense sottofondazioni che sprofondano  per oltre 20 metri sotto l'abside.   La grandiosità dell'opera può essere tanto più apprezzata, quanto più si tenga conto della modestia e scarsità di mezzi all'epoca in cui fu realizzata. Tale intervento ha infatti avuto il non trascurabile merito di migliorare notevolmente la salute del monumento, che alla fine del secolo scorso sembrava irrimediabilmente compromessa.
Notevole fu anche lo sforzo compiuto dallo Stato Italiano, se si pensa che i lavori della prima fase furono continuati anche in un periodo in cui la Nazione era impegnata nella "Grande Guerra".

Foto di un gruppo di operai del cantiere delle sottofondazioni

 Breve storia della costruzione

PRIMA FASE  (1910 - 1919)
 Dopo aver esaminato numerose proposte, il Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti, nell'aprile del 1910, approvò il progetto del Prof. Cesare Spighi, titolare della Regia Soprintendenza ai Monumenti di Siena, da poco costituita nell'anno 1908, per eseguire il consolidamento delle fondazioni del Duomo di Pienza.
 Nel febbraio del 1911, sotto la direzione dello stesso Spighi, fu aperto il cantiere. Il 20 di novembre dello stesso anno, dopo i lavori preparatori, fu iniziato lo scavo del primo pozzo, ubicato all'esterno della parete del transetto, dal lato sinistro.
 Il metodo di lavoro seguito dal prof. Spighi per costruire la sottomurazione è illustrato nella foto n° 2.
 In questo primo periodo furono scavati e murati i primi 10 pozzi i cui collegamenti furono assicurati da una fitta rete di gallerie di varie dimensioni e tutta la parte sottostante l'abside era stata trasformata in un unico blocco di muratura in sostituzione dello strato di massi sciolti di arenaria su cui l'abside stessa era stata fondata.

SECONDA  FASE (1922 - 1925)
In seguito all'approvazione di un nuovo preventivo di £ 673.700, i lavori furono ripresi nel giugno 1922. Dopo lo scavo si proseguì con la sottomurazione e alla fine di marzo del 1923 fu dato inizio al tredicesimo pozzo ubicato nel lato sud del pilone cinquecentesco di destra. Contemporaneamente allo scavo dei pozzi 12 e 13, si effettuò la demolizione del piccolo camposanto addossato al lato destro dell'abside.
Il terreno fu abbassato dalla quota del pavimento del S. Giovanni fino al livello del prato attuale. Infatti, si accedeva a tale camposanto direttamente dall'interno della cripta.
Nel periodo della sua direzione , fu scavata una breve galleria di drenaggio sotto alla base del campanile ed una più lunga che correva a monte lungo la nuova fondazione. Fu iniziato anche lo scavo del quindicesimo pozzo sul lato ovest del transetto.

TERZA FASE  (1926 - 1934)
Il 16 febbraio 1926 assunse la direzione dei lavori il prof. Alfredo Barbacci e fu continuata la sottofondazione del lato sud ovest; nel maggio dello stesso anno fu saldata a quella interna costruita dal prof. Spighi. Durante tutto l'anno seguente si proseguirono i lavori e a dicembre del 1927 fu terminata la sottofondazione dei lati sud-ovest e ovest. Il cantiere rimase inattivo fino all'aprile del 1928, periodo in cui si iniziò il restauro di alcune gallerie, il cui paramento presentava lo sfaldamento della muratura. La parte sinistra, già consolidata, dava ancora segni di instabilità e si decise di intervenire di nuovo.
 Il primo di maggio del 1928, si iniziò lo scavo di una galleria drenante che circonderà la base del campanile.  i lati sud, ovest e circa metà di quello nord di questo anello, oggi non svolgono più la loro funzione drenante perché furono riempiti di calcestruzzo durante gli ulteriori lavori di consolidamento eseguiti all'inizio degli anni sessanta.

DESCRIZIONE DELLE GALLERIE

   Al termine dei lavori, le nuove fondazioni dell'abside si presentavano, come già detto, e si presentano attualmente, come un blocco monolitico di muratura percorso da un complesso sistema di gallerie. Queste hanno il duplice scopo di rendere ispezionabili le fondazioni stesse e, nel contempo, quello di raccogliere e garantire lo smaltimento delle acque di drenaggio.
 Esse si sviluppano in sei ordini sovrapposti e sono collegate da numerose scale tra principali e secondarie. Oggi sono percorribili per un totale di poco superiore ai seicento metri, mentre i cunicoli che furono chiusi nei primi anni sessanta, si snodavano per altri cento metri circa. Le scale di collegamento tra le varie quote contano complessivamente 671 gradini, la cui alzata è mediamente di 20 cm. La larghezza varia tra un minimo di 50 cm ad un massimo di circa un metro e sono state ricavate nel vano dei pozzi di lavoro a mano a mano che questi venivano riempiti dalla muratura.

 Le gallerie presentano normalmente una larghezza di 60 cm, ma le principali raggiungono anche 1,4 m. L'altezza varia da un minimo di circa due metri ad un massimo di poco superiore ai quattro metri. Sono tutte rivestite di mattoni oppure in blocchetti di travertino (quelle che hanno subito successivi lavori di restauro). 
 Infatti, anche durante la costruzione, i tecnici si resero conto che i mattoni usati subivano un fenomeno di sfaldamento a causa dell'elevata pressione del materiale soprastante e pertanto fu deciso di sostituirli con muratura in pietra.
 La copertura è in voltine di mattoni oppure in lastroni di travertino. Il pavimento è in calcestruzzo oppure di mattoni ed in alcuni tratti è percorso da una fossetta di raccolta delle acque di drenaggio provenienti dalle numerose feritoie presenti nelle pareti degli ordini più bassi.

 Se si guardano le planimetrie si vede che il loro tracciato è vario e non sembrano rispettare nessun ordine: in alcune zone sono più fitte ed in altre più rade. Le più grandi, appartenenti ai primi tre ordini, sono quelle trasversali rispetto all'asse della chiesa, sono ubicate praticamente in corrispondenza del transetto  e a queste fanno seguito quelle perimetrali nel lato sinistro del secondo e terzo ordine.
 Le gallerie minori hanno un percorso ed una distribuzione per lo più irregolari, avendo il compito di coordinarsi con le maggiori e con le scale, inoltre per la loro costruzione fu seguito il criterio di evitare di passare sotto ai pilastri e ai muri della chiesa se non in direzione ad essi ortogonale. Sono state insomma suggerite  da una logica prettamente utilitaristica in modo che servissero soprattutto per lo scopo a cui erano destinate, piuttosto che per rispondere ad una razionalità estetica.

 Camminando lungo i cunicoli, anche i più angusti, non si avverte il minimo senso di disagio, essendo l'areazione più che sufficiente, nonostante che attualmente soltanto una delle 10 prese d'aria, insieme alle tre porte d'ingresso e all'ultimo cunicolo di evacuazione delle acque di drenaggio, assicurino la ventilazione.
 Fa inoltre parte integrante di tutto il sistema di smaltimento delle acque un pozzo che si trova ad alcuni metri di distanza dal muro esterno dell'abside, nel lato sud-est. Esso sembra risalire ai primi anni del 1500, come risulterebbe dal testamento del cardinale Francesco Piccolomini, futuro Pio III°; rappresenta una delle prime opere, se non la prima in assoluto, eseguite allo scopo di affrontare il problema della stabilità del Duomo di Pienza.  Fu realizzato con un rivestimento in conci di pietra arenaria e nonostante il dissesto subito dall'abside esso si mostra intatto nella sua forma e nella sua verticalità a distanza di secoli. In ogni caso si è certi che questo pozzo esistesse già nel 1538, come risulta da" Un antico diario senese " pubblicato da G.B. Mannucci sul " Bullettino Senese di Storia Patria ", anno XXIX, fasc.I, pag. 95, Siena 1922. 
 In quell'anno, un canonico del duomo, per sbarazzarsi di un cadavere, lo gettò " in quel pozzo che è sotto la chiesa fuori della porta a Santo che hora è serrato, che era profondo e seccho,...."

   La descrizione delle gallerie, infine, può meglio essere riassunta nella seguente considerazione espressa dal prof. Barbacci in una sua pubblicazione: "A chi visita le gallerie sotterranee del Duomo, viene spontaneo ricercare i motivi che hanno diretto il costruttore nella distribuzione di esse che, unite alle più recenti, danno, a chi non si è familiarizzato col luogo, la sorprendente e insieme angosciosa impressione di trovarsi in un labirinto".

BIBLIOGRAFIA

 Della copiosa bibliografia riguardante Pienza e la sua Cattedrale, segnaliamo alcuni testi che riportano in particolare l'attività di restauro e conservazione del duomo:
1894 - Bandini Piccolomini F., LA CATTEDRALE DI PIENZA NEL 1604, in "Miscellanea storica senese", II, n. 9
1909 - Socini A., Un'antica questione relativa alle fondazioni del Duomo di Pienza, in "Rivista d'Arte", VI, fasc.II - Il Duomo di Pienza, in Bullettino senese di storia patria
1909 - De Stefani C., La frana del Duomo di Pienza, in "Giornale di Geologia pratica", VII, Catania, fasc. I e II
1922 - Chierici G. Lavori eseguiti dalla R. Soprintendenza ai Monumenti per  le provincie di Siena e Grosseto durante l'anno 1922, in "Bollettino d'Arte", III, 1923 n. 3
1931 - A. Barbacci, interventi in "Bollettino d'Arte", X, serie I e XXV, fasc. VI
1934 - Barbacci A., IL DUOMO DI PIENZA E I SUOI RESTAURI, Editrice d'Arte La Diana, Siena
1935 - Mannucci G.B. in "Pro Familia", XXXVI, n. 34, Milano e in Enciclopedia Italiana Treccani, voce Pienza.
1936 - Mannucci G.B. in "Arte Cristiana", XXI, n. 4
1992 - AA.VV - IL DUOMO DI PIENZA 1549-1984, Studi e ricerche - Cantini editore, Firenze 1992
1997 - Jan Pieper - DER ENTWURF EINER HUMANISTICHEN WELTSICHT: PIENZA (Pienza, il progetto di una visione umanistica del Mondo),

PIanta del primo piano delle gallerie

Il fianco sinistro del duomo con le fratture esistenti prima dei lavori di sottofondazione

Figura 2 - tecnica di costruzione dei pozzi e dellla sottofondazione


LE CURIOSITA' DEI MESI PRECEDENTI

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