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I NEWTON A SIENA SULLA SCIA DI PITTORI, SCRITTORI ED ARISTOCRATICIFin dal XVII secolo Siena fu dopo Firenze la città più amata dagli stranieri (soprattutto inglesi e tedeschi), sia per le sue bellezze artistiche, monumentali e
paesaggistiche, sia per la fama di cui godevano i collegi e l'Università senesi. Siena inoltre era considerata unanimemente luogo ideale per l'apprendimento della lingua italiana. La città quindi accoglieva tanti
giovani studenti della ricca borghesia e dell'aristocrazia d'Oltralpe e un crescente numero di visitatori (poeti, scrittori, pellegrini), favorita anche per la sua ubicazione lungo la "francigena", la strada stessa
della storia europea. Molti scrittori pubblicarono edizioni di successo esaltando la dolcezza del clima e del paesaggio senese, la ricchezza del patrimonio artistico, la floridezza delle sue campagne. Non mancavano
talvolta anche severe critiche sullo stato di abbandono in cui tanti mirabili monumenti versavano, mettendo in luce la pigrizia e il decadimento dell'aristocrazia e della ricca borghesia locale che vivevano di rendita
senza nessuna propensione ad investire ed ammodernare l'agricoltura. Siena in effetti, persa la battaglia per l'egemonia con Firenze, non riacquistò più quel ruolo da protagonista sulla scena italiana ed europea che
fino ad allora aveva avuto. |
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Molti furono gli scrittori e poeti che rimasero folgorati dalle bellezze delle nostre campagne e sulla scia di questi,
Giovanni di Vincenzo Newton, letterato e appassionato pittore (paesista), scese in Italia con la famiglia. Era nato a Londra nel 1780, discendente da una illustre casata inglese. La scelta di trasferirsi in Italia,
culla della classicità, maturò nella quiete della famiglia nelle sue terre del Lincolnshire, dove si era ritirato dopo gli impegni militari. La famiglia stava crescendo di numero, e Siena rappresentava il luogo ideale
sia per l'educazione dei figli sia per completare la sua personalità artistica. Venne a Siena nel 1828, stabilendosi con la famiglia in una proprietà di Ansano Bernardi. Questi aveva una dimora in città (Palazzo
Bernardi - Avanzati in Via Montanini già via degli Umiliati) e alcune proprietà in campagna (villa di San Giovanni a Cerreto con i poderi detti "della Sughera" nei pressi di Pianella) a pochi chilometri dalla città.
Il trasferimento dei Newton a Siena fu certamente preceduto da una serie di contatti presumibilmente con le famiglie inglesi già qui dimoranti o direttamente con le famiglie dell'aristocrazia senese (o della ricca
borghesia) conosciute in Inghilterra. Il soggiorno degli stranieri per motivi di studio poteva durare anche diversi anni. Alla fine molti di loro, come fu il caso dei Newton, rimanevano per sempre, investendo qui le
loro sostanze. Questa immigrazione, soprattutto inglese (l'Inghilterra era il Paese socialmente e industrialmente più avanzato) contribuì in molti casi alla modernizzazione della nostra agricoltura ed al recupero del
nostro patrimonio architettonico. |
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IL SOGGIORNO DEI NEWTON A SIENA Giovanni Newton raggiunse Siena con la moglie Elisabetta Gollins e i suoi otto figli, di età compresa tra i due e i dodici anni: Alfredo, Sofia, Rosmunda, Carolina,
Monica, Giovanbattista, Gervasio e Caterina. I Newton abbiamo detto, si stabilirono in affitto dai Bernardi, probabilmente nella dimora di campagna a San Giovanni a Cerreto, pur frequentando la parrocchia di S. Andrea
Apostolo di via dei Montanini. Alcuni paesaggi dipinti da Giovanni (conservati in casa Andrucci) potrebbero essere stati realizzati proprio in quei dintorni. Il soggiorno dei Newton dai Bernardi è certo dal 1828 al
1840. I Newton soggiornarono stabilmente a Siena fino alla fine del 1846 poi si trasferirono a Pienza. Solo i figli più giovani continuarono a risiedere a Siena, verosimilmente per terminare gli studi. I Newton durante
tutto questo lunghissimo soggiorno mantennero saldissimi rapporti con la madrepatria, ogni tanto ravvivati da qualche viaggio (fino al 1846 i loro investimenti patrimoniali erano in Inghilterra e là vivevano ancora
tanti parenti ed amici). Giovanni si dedicò alla cura della famiglia, che crebbe di numero con le nascite di Elisabetta (1829), Aroldo (1833) e Anna (1836). Durante il
soggiorno senese la famiglia subì la perdita improvvisa della giovane Monica di appena 10 anni (2 maggio 1833) e in seguito di Rosmunda di soli 20 anni (22 ottobre 1840). Giovanni frequentò famiglie dell'aristocrazia
senese e fiorentina nonché le autorità della Chiesa, verso la quale dimostrò sempre grande devozione. Non mancò di frequentare gli ambienti culturali della città. Conobbe il
pittore Giovanni Bruni, che lo ritrasse nel 1836, ed anche Domenico Monti, Luigi Boschi, Giuseppe Pianigiani, Mario Nerucci, Lorenzo Grottanelli De' Santi, Giovanbattista Formichi, nonché Francesco Nenci, tutti
esponenti dell'ambiente artistico senese. Frequentò la famiglia di Alfonso Landi, anche lui appassionato artista, che eseguì dei bassorilievi nel 1834 per la cappella gentilizia di famiglia a Lucignano d'Arbia.
Frequentò le maggiori famiglie dell'aristocrazia senese quali i Sergardi, i Rinieri Rocchi, Marsili Libelli, Tolomei, Piccolomini ecc . |
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Pubblicazione a cura di
Francesco Dondoli e Umberto Bindi Foto Gruppo Fotografico Pientino Da Supplemento a NOTIZIE DAL CONSIGLIO COMUNALE n. 40 COMUNE DI PIENZA, Novembre 2001 |
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