Personaggi illustri legati a Pienza

La famiglia di GIOVANNI NEWTON

INGLESI DI NASCITA - ITALIANI DI CUORE
di Adriano Casellani

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I MOTIVI DI UNA RICERCA STORICA SUI NEWTON
I fratelli Alfredo e Gervasio Newton, cittadini di Pienza, volontari sui  campi di Lombardia nel 1848, non esitarono ad offrire la loro vita alla causa italiana. Paradossalmente dopo quasi un secolo (all'inizio del secondo conflitto mondiale), Mary ed Elisa Newton (figlie di Gervasio) furono praticamente dichiarate nemiche della patria per le origini inglesi della famiglia e spogliate in parte dei loro averi.
Nonostante i meriti storici acquisiti dai Newton e le numerose benemerenze della famiglia, non risulterebbe che le autorità locali del tempo, sia civili che religiose, si siano attivate per tentare di scongiurare il procedimento di confisca. Questa ricerca quindi vuole in primo luogo recuperare alla memoria collettiva i meriti storici dei Newton, in modo da rinnovare ad Alfredo e Gervasio i segni della nostra gratitudine.

Lo stemma della famiglia Newton

(1) Archivio E.G.E.L.I del Monte dei Paschi di Siena. Mary Newton ed altri sono iscritti nell'elenco dell'Ente di gestione e liquidazione immobiliare al N. 471 come proprietari dei beni sequestrati. L'Ente fu creato con regio decreto legge 9 febbraio 1939 n. 126 art. 11 per provvedere alla gestione e alla vendita dei beni che appartenevano a cittadini di razza ebraica a seguito delle leggi razziali del famigerato R.D.L. del 17 novembre 1938 n. 1728. Il Credito fondiario del Monte dei paschi fu uno degli istituti prescelti a cui delegare la gestione e la vendita degli immobili trasferiti all'Ente. Dopo la legge del 19 dicembre 1940 n. 1994 affluirono nell'elenco E.G.E.L.I anche i beni dei cosiddetti "nemici" dell'Italia fascista.

I NEWTON A SIENA SULLA SCIA DI PITTORI, SCRITTORI ED ARISTOCRATICI

Fin dal XVII secolo Siena fu dopo Firenze la città più amata dagli stranieri (soprattutto inglesi e tedeschi), sia per le sue bellezze artistiche, monumentali e paesaggistiche, sia per la fama di cui godevano i collegi e l'Università senesi. Siena inoltre era considerata unanimemente luogo ideale per l'apprendimento della lingua italiana. La città quindi accoglieva tanti giovani studenti della ricca borghesia e dell'aristocrazia d'Oltralpe e un crescente numero di visitatori (poeti, scrittori, pellegrini), favorita anche per la sua ubicazione lungo la "francigena", la strada stessa della storia europea. Molti scrittori pubblicarono edizioni di successo esaltando la dolcezza del clima e del paesaggio senese, la ricchezza del patrimonio artistico, la floridezza delle sue campagne. Non mancavano talvolta anche severe critiche sullo stato di abbandono in cui tanti mirabili monumenti versavano, mettendo in luce la pigrizia e il decadimento dell'aristocrazia e della ricca borghesia locale che vivevano di rendita senza nessuna propensione ad investire ed ammodernare l'agricoltura. Siena in effetti, persa la battaglia per l'egemonia con Firenze, non riacquistò più quel ruolo da protagonista sulla scena italiana ed europea che fino ad allora aveva avuto.

Molti furono gli scrittori e poeti che rimasero folgorati dalle bellezze delle nostre campagne e sulla scia di questi, Giovanni di Vincenzo Newton, letterato e appassionato pittore (paesista), scese in Italia con la famiglia. Era nato a Londra nel 1780, discendente da una illustre casata inglese. La scelta di trasferirsi in Italia, culla della classicità, maturò nella quiete della famiglia nelle sue terre del Lincolnshire, dove si era ritirato dopo gli impegni militari. La famiglia stava crescendo di numero, e Siena rappresentava il luogo ideale sia per l'educazione dei figli sia per completare la sua personalità artistica. Venne a Siena nel 1828, stabilendosi con la famiglia in una proprietà di Ansano Bernardi. Questi aveva una dimora in città (Palazzo Bernardi - Avanzati in Via Montanini già via degli Umiliati) e alcune proprietà in campagna (villa di San Giovanni a Cerreto con i poderi detti "della Sughera" nei pressi di Pianella) a pochi chilometri dalla città.
Il trasferimento dei Newton a Siena fu certamente preceduto da una serie di contatti presumibilmente con le famiglie inglesi già qui dimoranti o direttamente con le famiglie dell'aristocrazia senese (o della ricca borghesia) conosciute in Inghilterra. Il soggiorno degli stranieri per motivi di studio poteva durare anche diversi anni. Alla fine molti di loro, come fu il caso dei Newton, rimanevano per sempre, investendo qui le loro sostanze. Questa immigrazione, soprattutto inglese (l'Inghilterra era il Paese socialmente e industrialmente più avanzato) contribuì in molti casi alla modernizzazione della nostra agricoltura ed al recupero del nostro patrimonio architettonico.

IL SOGGIORNO DEI NEWTON A SIENA

       Giovanni Newton raggiunse Siena con la moglie Elisabetta Gollins e i suoi otto figli, di età compresa tra i due e i dodici anni: Alfredo, Sofia, Rosmunda, Carolina, Monica, Giovanbattista, Gervasio e Caterina. I Newton abbiamo detto, si stabilirono in affitto dai Bernardi, probabilmente nella dimora di campagna a San Giovanni a Cerreto, pur frequentando la parrocchia di S. Andrea Apostolo di via dei Montanini. Alcuni paesaggi dipinti da Giovanni (conservati in casa Andrucci) potrebbero essere stati realizzati proprio in quei dintorni. Il soggiorno dei Newton dai Bernardi è certo dal 1828 al 1840. I Newton soggiornarono stabilmente a Siena fino alla fine del 1846 poi si trasferirono a Pienza. Solo i figli più giovani continuarono a risiedere a Siena, verosimilmente per terminare gli studi. I Newton durante tutto questo lunghissimo soggiorno mantennero saldissimi rapporti con la madrepatria, ogni tanto ravvivati da qualche viaggio (fino al 1846 i loro investimenti patrimoniali erano in Inghilterra e là vivevano ancora tanti parenti ed amici).
        Giovanni si dedicò alla cura della famiglia, che crebbe di numero con le nascite di Elisabetta (1829), Aroldo (1833) e Anna (1836). Durante il soggiorno senese la famiglia subì la perdita improvvisa della giovane Monica di appena 10 anni (2 maggio 1833) e in seguito di Rosmunda di soli 20 anni (22 ottobre 1840). Giovanni frequentò famiglie dell'aristocrazia senese e fiorentina nonché le autorità della Chiesa, verso la quale dimostrò sempre grande devozione.
        Non mancò di frequentare gli ambienti culturali della città. Conobbe il pittore Giovanni Bruni, che lo ritrasse nel 1836, ed anche Domenico Monti, Luigi Boschi, Giuseppe Pianigiani, Mario Nerucci, Lorenzo Grottanelli De' Santi, Giovanbattista Formichi, nonché Francesco Nenci, tutti esponenti dell'ambiente artistico senese. Frequentò la famiglia di Alfonso Landi, anche lui appassionato artista, che eseguì dei bassorilievi nel 1834 per la cappella gentilizia di famiglia a Lucignano d'Arbia. Frequentò le maggiori famiglie dell'aristocrazia senese quali i Sergardi, i Rinieri Rocchi, Marsili Libelli, Tolomei, Piccolomini ecc
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Pubblicazione a cura di Francesco Dondoli e Umberto Bindi
Foto Gruppo Fotografico Pientino
Da Supplemento a NOTIZIE DAL CONSIGLIO COMUNALE n. 40
COMUNE DI PIENZA
, Novembre 2001

(2) La Cappella, oltre ad essere una bella chiesa romanica, ha una valenza storica per le numerose lapidi con richiami patriottici. I resti delle mura della Rocca del XIV secolo, da riscontri fatti, sono sotto la tutela dello Stato mentre sulla chiesa, pur facente parte di quell'insediamento, c'è una incertezza che deve essere chiarita.


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DELL'OPUSCOLO
EDITO DALL'AMMINISTRAZIONE
COMUNALE DI PIENZA SUI NEWTON
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