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Sarebbe riduttivo dare, della figura di Iris Cutting, moglie del marchese Antonio Origo, vissuta alla Foce dal 1924 e qui
deceduta nel 1988, una definizione univoca; forse il termine "umanista", nella sua accezione più ampia di "amante dell'uomo", delle sue immense capacità e dei suoi tanti bisogni, puo' riassumere ciò che Iris
è stata.
Nata nel 1902 da padre americano e madre angloirlandese trascorse la sua infanzia presso i nonni a Long Island e nella casa di
campagna, in Inghilterra, per poi ricevere una educazione colta e cosmopolita a Firenze, a Villa Medici, circondata da illustri letterati.
La scelta di abitare nella tenuta di oltre 1400
ettari acquistata nelle desolate e remote lande della nostra Val d'Orcia, fu senza dubbio una svolta totale per i coniugi Origo, freschi di matrimonio: correva l'anno 1924.
Iris in realtà non temeva
la solitudine. Mentre amava molto la letteratura, tanto da cimentarsi lei stessa nella nobile arte dello scrivere. I suoi saggi e le sue biografie sono rari esempi di come da una tenace ed appassionata
ricerca possono scaturire piacevoli pagine da leggere. Giacomo Lepardi, Marco Datini, San Bernardino ci vengono svelati secondo una semplice ma circostanziata e originale visuale. La sua autobiografia,
"Immagini e Ombre" e il suo diario, pubblicato con il titolo di "Guerra in Val d'Orcia", sono limpide rivelazioni del suo mondo e, nelle parti riguardanti il nostro territorio, costituiscono una
lucida descrizione di un'epoca in rapido e inesorabile cambiamento, dopo secoli di inalterato procedere.
Ma forse l'opera più importante della Origo non è legata alla letteratura; con uno
spirito pratico insospettabile in una borghese conquistata dalle lettere, Iris si dedicò anima e corpo alla rinascita morale e materiale dei territori acquisiti. Con spirito filantropico si occupò del
benessere dei contadini che lavoravano nella tenuta; creò un ambulatorio e alcune scuole; contribuì allo sviluppo della comunità parrocchiale e fece costruire la "casa dei bambini", struttura destinata ad
accogliere orfani e piccoli bisognosi di assistenza.
Durante la guerra il suo slancio umanitario si moltiplicò; volontaria della Croce Rossa a Roma per due anni tornò alla Foce per accogliere bambini
sfollati provenienti dalle grandi città bombardate. Non si sottrasse dall'aiutare soldati sbandati, prigionieri in fuga, partigiani in azione, rischiando rappresaglie, confische e maltrattamenti.
Certo la sua posizione sociale e le attività pubbliche del marito (presidente tra l'altro del Consorzio per la Bonifica della Val d'Orcia) la proteggevano da mosse azzardate delle autorità fasciste ma
molti furono i momenti in cui rischiò moltissimo, soprattutto durante l'occupazione tedesca e il passaggio del fronte.
La guerra cambiò tutto in Italia e cambiò molto anche alla Foce. Le lotte per i
diritti economici e sociali dei contadini, la fine della mezzadria, l'abbandono delle campagne, la meccanizzazione, i nuovi consumi, stravolsero ruoli e posizione antiche che, alla Foce, avevano forse
travato un equilibrio altrove rarissimo, grazie allo spirito costruttivo dei coniugi Origo.
Scrive Iris nella sua biografia, riferendosi al 1970: "Quanto a noi, siamo stati eccezionalmente fortunati.
Per quarantasei anni abbiamo svolto il lavoro che volevamo, un lavoro nei cui valori credevamo e in un ambiente che ci è divenuto di giorno in giorno più caro. E se non possiamo prevedere il futuro… che
diritto avremmo di pretendere di farlo, in un mondo in così rapido mutamento?".
Iris Origo è sepolta nel piccolo e ombreggiato cimitero della Foce, sul crinale di una delle tante colline che
circondano la Val d'Orcia. |