Personaggi illustri legati a Pienza

GINO SEVERINI
Pittore futurista attraverso il '900 

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Gino Severini, pittore futurista di fama mondiale, si riavvicina a Pienza grazie ad una storia recente; un suo quadro raffigura inequivocabilmente palazzi pientini. La cronaca della scoperta per incontrare un artista rimasto ammaliato dalla nosra cittadina (testo di ALFIERO PETRENI)   

       La storia è molto semplice, ma pensiamo che meriti raccontarla.
Qualche tempo fa Sandro Morriconi, giornalista, fotografo di chiara fama e fondatore e animatore della Bottega Verde, al ritorno da Londra, dove era stato per uno dei suoi frequenti viaggi di affari e cultura, portò ad Aleardo Paolucci il catalogo della Mostra Nazionale itinerante, di Gino Severini "From Futurism to Classicism" organizzata a Londra dal 6 ottobre 99 al 9 gennaio 2000, dalla Hayward Gallery con il patrocinio del Consiglio delle Arti Inglese.
      La  mostra di per sé costituiva già un fatto importante per chi segue la pittura e le sue manifestazioni. In questo caso però, per i pientini, lo era anche di più per il fatto che Gino Severini, figlio di un usciere-ufficiale giudiziario della Pretura, nel suo peregrinare, tra Cortona, Roma e Parigi ha vissuto, studiato e lavorato anche a Pienza, in particolare al Palazzo Massaini ospite dell'Avvocato Clemente Bologna per il quale realizzò alcune opere oggi esposte nel Museo delle Pie Disposizioni di Siena. Proprio per questo Pienza tempo fa, gli ha dedicato una delle nuove vie.

Memorie di un viaggio-( 1910)


Memorie di un viaggio-( 1910). Particolare in cui è riconoscibile la torre del Comune e la facciata Duomo di Pienza

 Aleardo, professionalmente interessato e incuriosito, si mise ovviamente a sfogliare il catalogo ricco di illustrazioni e guarda e riguarda, alla fine fece una scoperta che cerchiamo di raccontare alla meno peggio.
       Infatti guardando il quadro "Ricordi di un viaggio", realizzato da Severini nel 1910- 1911 e riprodotto al n° 1 del catalogo, Aleardo é sobbalzato di gioia nel riconoscere Pienza nel quadro che raffigura la Parigi inizi del 900 con carrozze, treni, tram, signorine e ombrellini; il tutto in un incantevole movimento di figure e colori. Vediamo il perché di questo sobbalzo.
        Dunque Severini è a Parigi dal 1906, qui viene a contatto con le avanguardie artistiche (Apollinaire, Picasso, Modigliani, Max Iacob) che molto contribuirono all'evoluzione ed al completamento del suo stile e all'affinamento del suo senso estetico. In questo contesto vive e respira intensamente, la brillante effervescente vita artistica di quella meravigliosa città. Proprio nella città cioè, dove nel 1909, F.T.Marinetti, pubblica sul Figaro il famoso Manifesto del movimento futurista, che propugna un assoluto dinamismo teso alla violenza liberatrice dal passato e dalla tradizione e basato su una concezione estetica che esaltava la modernità, il nuovo, le scoperte della tecnica, soprattutto la velocità, la piena adesione ai nuovi temi della moderna società meccanizzata. Il futurismo si presentava così, gridando con insolenza, il proprio rigetto di tutto quello che sapeva di "passatismo", di vecchio, di accademia, di museo, di convenzione, in nome di un presente e di un avvenire giovanili e radiosi. Severini stesso descrive questi principi scrivendo  della "ripugnanza a dipingere le cose vere, nel senso oggettivo, e della volontà di esprimere l'invisibile delle cose dipingendole"
       Il quadro in questione è proprio concepito su questi canoni, e non poteva essere diversamente, perché poco tempo prima della sua realizzazione, ed esattamente l'11 febbraio del 1910, Severini aveva aderito al Movimento futurista, firmando con G.Balla, Marinetti e l'architetto Sant'Elia, Il Manifesto dei pittori futuristi.
       
Ed in quella che probabilmente era la sua prima e più importante opera, dopo l'adesione alla nuova corrente, Severini racconta il suo " viaggio", il suo cammino artistico dalla Toscana a Parigi. La Toscana e Pienza, dalle quali era partito,  seguendo i suoi irrefrenabili bisogni e impulsi artistici, ma che evidentemente erano ancora presenti nel suo animo giovanile, nella sua formazione. Ricordiamo infatti che Severini, nato a Cortona il 7.4.1883, all'epoca ha appena 28 anni. Così sente la necessità di raffigurare, sopra una Parigi gaia, fantasmagorica, elettrizzante,  cioè perfettamente in linea con i dettami del futurismo, la sua storia, le sue origini toscane tra le quali mette Pienza, con l'inconfondibile torre rossa del Palazzo Comunale (allora sede appunto della Pretura, dove cioè suo padre lavorava), con due cipressi, un pagliaio ed un podere, il tutto ovviamente "movimentato" dal vento futurista parigino.
       Successivamente Severini anticipò la tendenza al recupero dei valori classici che fu  propria di quel Realismo Magico realizzando nel 1916 il "Ritratto di Giovanna " e soprattutto la famosa "Maternità" che si trova nel Museo di Cortona, la sua città natale, e su questo suo ritorno al Classicismo è proprio quanto la Mostra londinese ha voluto raccontare. Ma questa è un'altra storia che lasciamo ai veri studiosi della pittura del novecento.

A noi interessava invece di più raccontare la storia di questo importantissimo viaggio da Pienza a Parigi del "nostro" celebrato pittore, e lo abbiamo fatto (un po' alla buona), perché le impressioni e le emozioni che Aleardo ci ha trasmesso parlandoci della scoperta fatta, erano così forti che non potevano tenerle solo per noi. Del resto tutti ricordano la polemica che recentemente ha visto contrapposti storici e studiosi a proposito del ponte raffigurato da Leonardo nel paesaggio dietro "La Gioconda". Alcuni hanno detto che rappresentava un ponte di una località della Lombardia, ma la maggioranza ha individuato il ponte romano di Buriano sull'Arno, nei dintorni di Arezzo. Severini non sarà Leonardo, le "Memorie di un giorno" non varranno la " Gioconda", ma forse è meglio mettere subito in chiaro come stanno esattamente le cose. Vi rimandiamo quindi ad Aleardo Paolucci, perché, anche attraverso le immagini del prezioso e ricco catalogo londinese, trasmetta anche a voi le interessanti sensazioni che scaturiscono da questa "scoperta". Tra l'altro Aleardo Paolucci può raccontarvi del suo incontro con Severini sul finire degli anni 50. Fu Duilio  Sparnacci (arguto macellaio, dalla battuta sempre pronta per tutti, alcune delle quali rimaste memorabili) che in occasione forse dell'ultima visita di Severini, agli amici di  Pienza gli parlò di Aleardo che già si stava affermando come pittore. Severini compiaciuto del fatto che a Pienza qualcuno seguisse le sue orme, la sua professione volle conoscerlo e si fece accompagnare da Duilio nella casa e nello studio per vederne le opere. Un incontro molto importante per Aleardo, al quale la conoscenza diretta di Severini e le parole di incoraggiamento che il celebre maestro gli disse, gli fecero indubbiamente piacere. Queste note frettolose e incomplete consideratele  perciò benevolmente, appena uno stuzzichino, un antipasto, ovviamente toscano, di un pasto assai più importante e saporito che lui, Aleardo,  saprà sapientemente prepararvi.
        A riprova dell'amore di Severini per Pienza riportiamo alcuni brani tratti dall'opera: Gino Severini – Vita di un pittore. Feltrinelli 1983. Milano ; un'opera tutta da leggere e gustare.

"Dopo qualche giorno andai a Pienza, dove lavorai molto, qui feci il grande quadro del "Tabarin" che è ora al Museo d'arte Moderna di New York"

" La contessa  mi invitò a recarmi nel bel Palazzo dei Piccolomini che con la Chiesa del Duomo del Rossellino, il palazzo vescovile e quello della pretura forma una piccola piazza così perfetta che i manuali e le storie dell'architettura la citano in esempio.

"Ma si restò a Pienza circa tre mesi. La vita al di fuori della casa era gradevole, perché tutta la cittadinanza era entusiasta di mia moglie; c'era un giovane canonico d'idee moderne che mi voleva molto bene e mi aveva dato il permesso di andare con Jeanne in alcune sue terre vicine a Pienza, dove c'erano uva e frutta. Così con mia moglie si andava in campagna, si visitava paesi limitrofi, insomma non si annoiava affatto"

"Montepulciano è inoltre la patria del Poliziano; ma con tutto ciò non era Pienza, dove Janne ed io avevamo una vera corte di ragazze e giovanotti pieni di simpatia per noi"

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Autoritratto (1916)

Madre che allatta (1916)


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