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Aleardo, professionalmente interessato e incuriosito, si mise ovviamente a sfogliare il catalogo ricco di illustrazioni e guarda e riguarda,
alla fine fece una scoperta che cerchiamo di raccontare alla meno peggio. Infatti guardando il quadro "Ricordi di un viaggio", realizzato da Severini nel 1910- 1911 e
riprodotto al n° 1 del catalogo, Aleardo é sobbalzato di gioia nel riconoscere Pienza nel quadro che raffigura la Parigi inizi del 900 con carrozze, treni, tram, signorine e ombrellini; il tutto in un incantevole
movimento di figure e colori. Vediamo il perché di questo sobbalzo. Dunque Severini è a Parigi dal 1906, qui viene a contatto con le avanguardie artistiche (Apollinaire,
Picasso, Modigliani, Max Iacob) che molto contribuirono all'evoluzione ed al completamento del suo stile e all'affinamento del suo senso estetico. In questo contesto vive e respira intensamente, la brillante
effervescente vita artistica di quella meravigliosa città. Proprio nella città cioè, dove nel 1909, F.T.Marinetti, pubblica sul Figaro il famoso Manifesto del movimento futurista, che
propugna un assoluto dinamismo teso alla violenza liberatrice dal passato e dalla tradizione e basato su una concezione estetica che esaltava la modernità, il nuovo, le scoperte della tecnica, soprattutto la velocità,
la piena adesione ai nuovi temi della moderna società meccanizzata. Il futurismo si presentava così, gridando con insolenza, il proprio rigetto di tutto quello che sapeva di "passatismo", di vecchio, di
accademia, di museo, di convenzione, in nome di un presente e di un avvenire giovanili e radiosi. Severini stesso descrive questi principi scrivendo della "ripugnanza a dipingere le cose vere, nel senso
oggettivo, e della volontà di esprimere l'invisibile delle cose dipingendole" Il quadro in questione è proprio concepito su questi canoni, e non poteva essere
diversamente, perché poco tempo prima della sua realizzazione, ed esattamente l'11 febbraio del 1910, Severini aveva aderito al Movimento futurista, firmando con G.Balla, Marinetti e l'architetto Sant'Elia, Il
Manifesto dei pittori futuristi. Ed in quella che probabilmente era la sua prima e più importante opera, dopo l'adesione alla nuova corrente, Severini racconta il suo "
viaggio", il suo cammino artistico dalla Toscana a Parigi. La Toscana e Pienza, dalle quali era partito, seguendo i suoi irrefrenabili bisogni e impulsi artistici, ma che evidentemente erano ancora presenti
nel suo animo giovanile, nella sua formazione. Ricordiamo infatti che Severini, nato a Cortona il 7.4.1883, all'epoca ha appena 28 anni. Così sente la necessità di raffigurare, sopra una Parigi gaia, fantasmagorica,
elettrizzante, cioè perfettamente in linea con i dettami del futurismo, la sua storia, le sue origini toscane tra le quali mette Pienza, con l'inconfondibile torre rossa del Palazzo Comunale (allora sede appunto
della Pretura, dove cioè suo padre lavorava), con due cipressi, un pagliaio ed un podere, il tutto ovviamente "movimentato" dal vento futurista parigino.
Successivamente Severini anticipò la tendenza al recupero dei valori classici che fu propria di quel Realismo Magico realizzando nel 1916 il "Ritratto di Giovanna
" e soprattutto la famosa "Maternità" che si trova nel Museo di Cortona, la sua città natale, e su questo suo ritorno al Classicismo è proprio quanto la Mostra londinese ha voluto raccontare. Ma questa è
un'altra storia che lasciamo ai veri studiosi della pittura del novecento. |